Scriveva Pier Paolo Pasolini: “La Resistenza e il Movimento Studentesco del Sessantotto sono le due uniche speranze democratico-rivoluzionarie del popolo italiano. Intorno c’è silenzio e deserto: il qualunquismo, la degenerazione statalistica, le orrende tradizioni sabaude, borboniche, papaline”. A proposito del Sessantotto quest’anno ricorre il cinquantenario di quella grandiosa insurrezione giovanile, che non durò qualche settimana o qualche mese, come è avvenuto per altre proteste studentesche scoppiate negli anni successivi. Il Sessantotto è stato un fenomeno unico e credo irripetibile. Mise a soqquadro città intere e università, contestò l’autoritarismo della società e della scuola, il perbenismo e l’ipocrisia delle classi dirigenti, denunciò lo sfruttamento del lavoro operaio e lottò per la formazione di una società basata veramente sulla giustizia e sull’uguaglianza. Utopia? Può darsi. Tanti di quegli obiettivi non furono mai raggiunti. Errori? Certo, ne furono commessi tanti, ma non tutto finì nel nulla. Fu grazie alle lotte tenaci condotte da quegli studenti che la nostra società subì una profonda trasformazione e poté raggiungere obiettivi di vita civile che resero il nostro paese più libero e più democratico. Penso alle leggi sul divorzio e sull’aborto, alla nascita del femminismo e alla democratizzazione della vita scolastica. Proprio in questi giorni è uscito un romanzo che racconta una storia di giovani ambientata nel Sessantotto. Si intitola La giovinezza infinita, il cui autore è un nostro concittadino, Vincenzo Esposito, un narratore ormai affermato, giunto al suo sesto romanzo. Ne La giovinezza infinita, un titolo veramente suggestivo, Esposito narra una storia che si sviluppa in due direzioni: il Sessantotto e l’amore. Il protagonista è un giovane universitario impegnato nelle lotte studentescheche si innamora di Louki, una ragazza francese dal profilo delicato, circondata da un affascinante alone di mistero. È un libro che mi ha conquistato e mi ha fatto comprendere a fondo il sogno di quei giovani studenti che speravano di realizzare un mondo migliore.

Facebooktwittergoogle_plus