Dov’è finita la musica pop? Dove sono le canzoni di Sanremo? Nella contemporanea industria musicale si va sempre più affermando il RAP (rhythm and poetry). È in atto una rivoluzione musicale che sta modificando profondamente il mercato discografico che non produce più solo album di musica commerciale composto per lo più di canzoni sentimentali ispirate al cuore e all’amore con lo scopo di soddisfare i gusti poco raffinati di un vasto pubblico al quale vendere milioni di copie. Gli artisti rap stanno ridisegnando le gerarchie nelle classifiche FIMI rubando la top ten alle star della musica leggera. Se siamo sempre stati abituati a vedere nella classifica americana delle vendite nomi di rapper nelle prime dieci posizioni, è singolare notare che in quella italiana le prime tre posizioni sono occupate da rapper: Ghali, Sfera, J-Ax, Fedez, Drefgold e Capo Plaza. La trap, evoluzione elettronica del rap, già negli anni Novanta ha riscosso grande successo e ancora oggi in America gli esponenti di questo genere musicale (su tutti Lil Wayne, Gucci Mane, 2Chainz, Future, Chief Keef, Young Thug, French Montana, Travi$ Scott e collettivi come A$AP Mob e Migos) riempiono stadi e fanno da scuola agli altri rapper di tutto mondo. In Italia la trap ha cominciato ad avere un vero e proprio successo solo nel 2014 con il mixtape XDVR del milanese Sfera Ebbasta,  oggi l’artista trap italiano più famoso, e da singoli come Cioccolata del rapper marocchino Maruego. Il fenomeno trap è andato sempre evolvendosi nel tempo fino a diventare il pilastro dell’industria musicale italiana. I veterani del genere hip hop sono riusciti ad integrarsi con queste nuove sonorità molto più elettroniche e caratterizzate da strumentali più melodiche, mostrandosi inoltre favorevoli a collaborazioni con i più giovani: dai genovesi Tedua e Izi, ai milanesi Ernia, R’komi, Vegas Jones e Lazza, dai campani Enzo Dong, Capo Plaza, Vale Lambo e Lele Blade al chiacchierato collettivo romano Dark Polo Gang. Dal punto di vista delle produzioni si è fatto un gran passo avanti: alcuni beatmakers italiani – in particolare Charlie Charles, Low Kidd e Sick Luke – sono considerati tra i migliori della scena trap europea. Pertanto la trap italiana si va sempre più differenziando dalla trap statunitense. Per determinate fasce della popolazione la trap in America racconta davvero la quotidianità: soldi, droga e armi sono la loro vita reale e la musica diventa l’unica speranza per uscirne. Il rap italiano invece, pur raccontando la vita dei ragazzi di strada, non esprime gli stessi disagi. Anche le immagini dei videoclip delle canzoni sono completamente diverse: mentre in quelli americani il “blocco”, il quartiere, rappresenta una realtà opprimente e misera da cui fuggire, in quelli italiani la scena è occupata più dall’artista che dal contesto sociale. Inoltre, piattaforme di streaming come Tidal e Spotify, essendo accessibili gratuitamente a tutti, hanno permesso la diffusione di questo genere, soprattutto agli adolescenti, che sono i maggiori fruitori di questi servizi multimediali. E intanto il nuovo album del rapper americano Drake, anche se non è ancora uscito, grazie a due singoli, ha ottenuto un numero così elevato di visualizzazioni e di ascolto da vincere il disco d’oro.

Vincenzo Pinto V B classico

Facebooktwittergoogle_plus