Bologna 25 aprile 2018, Unipol Arena. Fuori le transenne c’è una fila immensa per uno degli eventi più attesi del 2018, Roger Waters: Us+ Them Tour. Per chi non lo conoscesse, Roger Waters è il frontman di uno dei gruppi più famosi di tutti i tempi: i Pink Floyd.

 I Pink Floyd sin dalla fine degli anni ’60 sono stati i pionieri della musica rock, in particolare del rock psichedelico, hanno registrato numerosi album, di cui il più famoso The Dark Side Of The Moon, che ha venduto più di 50 milioni di copie nel mondo ed è rimasto nella top 1000 degli Stati Uniti per 15 anni. I Pink Floyd nella loro carriera hanno venduto più di 300 milioni di dischi.

Da un piccolo pub di Londra, fino da arrivare ai palchi dei più grandi festival del mondo, hanno realizzato concerti e performances indimenticabili; basti pensare al live negli scavi di Pompei nel 1972 o a quello nella laguna di Venezia dove gli spettatori assistevano in barca.

Questo concerto è il quarto a Bologna, dopo già 2 date a Milano, sempre tutto sold out, comprese le ulteriori due date in programma a luglio a Lucca e Roma.

I concerti dei Pink Floyd hanno un fascino incredibile; sono sempre pieni di immagini forti, video e disegni ricercati ed effetti luce straordinari, che uniti alla loro musica rendono lo spettacolo un’esperienza musicale, concettuale e visuale che appaga tutti i sensi e che resta dentro per sempre.

La scaletta di questo tour è incredibile e si basa su quattro album fondamentali dai Pink Floyd. Lo show prevede infatti brani tratti dai loro più grandi album (The Dark Side of The Moon, The Wall, Animals, Wish You Were Here) più alcuni brani di Roger Waters dal suo nuovo album da solista “Is This the Life We Really Want?”.

La lunga suite di “Pigs” diventa lo sfondo per una serie di immagini caricaturali di Trump, col mega maiale volante (simbolo dell’album Animals) che percorre l’arena,concludendosi con una scritta che appare sul maxischermo del  palco  “Trump è un maiale”. In italiano, perché il concetto non sfugga a nessuno.

Così come in italiano, più tardi, viene scritta la risposta “Col ca**o” quando cantando “Mother” Roger Waters si chiede “Mother, should I trust the government?” (Mamma, mi devo fidare del governo?).

Nel bel mezzo della performance di “Another brick in the wall” calcano il palco dodici teenager bolognesi individuati dall’Antoniano che una volta tolta la tuta arancione da prigionieri di Guantanamo, mostrano sulle magliette e sullo schermo la scritta: “Resist!”. E non a caso i concerti bolognesi si sono svolti tra il 21 e il 25 aprile, giorni della Liberazione di Bologna e d’Italia.

La resistenza di cui parla Waters è ai potenti del globo (tra le immagini che scorrono durante la canzone Money ci sono anche i nostri Berlusconi e Salvini), ai nuovi fascismi, ai muri, sia quello desiderato da Trump o quello in Cisgiordania.

La posizione del gruppo sulla questione mediorientale è esplicitata dalla bandiera palestinese che si mostra alla fine di ogni concerto. Ma lasciando fuori la politica, la ‘resistenza’ è anche contro le ondate di musica mediocre che ci bombardano ogni giorno, che ci fanno dimenticare il vero significato della musica. È impressionante come a distanza di anni, le canzoni dei Pink Floyd rimangano così attuali (basti pensare a The Wall) e riescano a trasmettere emozioni come nessun altro gruppo moderno riesce a fare, a riprova che l’arte è immortale.

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