“L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”

E’ il primo articolo della Costituzione italiana e ne costituisce il cardine. Non vi è festa che ne ricordi l’importanza come quella del 1° Maggio, ricorrenza che negli ultimi anni si conclude con il concerto di piazza S. Giovanni a Roma. Non è solo una kermesse musicale, ma anche un momento di riflessione sulla situazione lavorativa in Italia. In questo momento i lavoratori sono molto penalizzati a causa della crisi economica. Numerose le notizie di incidenti sul lavoro, soprattutto in ambito edilizio, che lasciano nel dolore intere famiglie.

Nei giorni che precedono questa festa si svolgono vari dibattiti televisivi, incontri istituzionali tra i vari politici, interventi dei sindacati con le loro proposte di miglioramento delle condizioni di lavoro. Molto spesso, però, le promesse restano solo chiacchiere e i lavoratori il giorno dopo si ritrovano sempre con gli stessi gravi problemi.

La festa nasce a ricordo delle battaglie operaie, in particolare alla conquista di un diritto ben preciso: l’orario di lavoro quotidiano fissato in otto ore. Ma a far scegliere questa data furono i gravi incidenti accaduti nei primi giorni di maggio del 1886 a Chicago. Il 3 maggio i lavoratori in sciopero della città si riunirono all’ingresso della fabbrica di macchine agricole McCormick. La polizia, chiamata a reprimere l’assembramento, sparò sui manifestanti uccidendone due e ferendone diversi altri. Da ciò iniziarono altre proteste, concluse con feriti e morti, fino a quando la classe operaia non riuscì a far valere i propri diritti.

Purtroppo, per effetto della crisi economica, sono tanti i diritti che i lavoratori perdono sul lavoro, ritornando al passato. In Italia, ad esempio, è stato cancellato l’articolo 18 che tutelava i lavoratori dai licenziamenti facili e sono stati introdotti contratti a tempo determinato, ad orario ridotto, con agevolazioni fiscali per i datori di lavoro. Questo ha prodotto l’impossibilità, da parte dei giovani, di accedere a mutui per l’acquisto della prima casa e di poter formare una famiglia, con conseguente calo demografico. Un disagio che si esprime nella mancanza di certezza nel futuro.

Perciò diamo forza al 1° Maggio e a ciò che esso rappresenta.

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