Saviano per la SiriaPalazzi demoliti dalle esplosioni, corpi di infanti deturpati, bambini rianimati in ospedali improvvisati, padri che tentano di portare in salvo i figli dai bombardamenti. E ancora morte, violenza, sangue, distruzione.

Immagini forti, tanto da meritare numerosi avvertimenti nel corso del programma “Che tempo che fa”, dove alle 22:30 del 25 marzo Roberto Saviano ha presentato al pubblico italiano la situazione di assedio che vive la Siria da sette anni. Lo scrittore partenopeo ha raccontato la vita della gente comune durante la guerra civile condotta da Assad a Ghouta, terra fertile nelle periferie di Damasco, con un monologo dalle tinte crude che ha lasciato a lungo perplessi i conduttori della Rai sulla necessità di censurare o meno immagini e parole. La decisione finale è stata di non farlo. “Noi della Siria abbiamo un’idea vaga, noi vediamo tutto nel mondo di oggi, tranne quello che non vogliamo vedere e sentire. Questo è quello che accade a solo due ore di aereo da Roma”, afferma Fabio Fazio all’apertura del programma.

Aprire gli occhi degli italiani: questo lo scopo del servizio, e a giudicare dalla risonanza mediatica che ha avuto l’intervento di Saviano, si può dichiarare raggiunto.

A colpire particolarmente è stato il video di una bambina che racconta, con voce straziante e disperata, di essere costretta da settimane assieme a decine di persone in uno stretto rifugio senza cibo, acqua, coperte o cuscini, senza poter uscire a causa dei continui bombardamenti. Bombardamenti che prendono di mira non più i campi di battaglia, ma soprattutto case, ospedali, gli stessi rifugi.

E sono proprio loro, i bambini, le prime vittime di questa guerra insensata. “Terra dei bambini”, era chiamata Ghouta: sono più della metà dell’intera popolazione della regione. A causa della guerra, i neonati sono costretti a respirare l’aria polverosa, i ragazzi a dormire rannicchiati nei rifugi, o a morire soffocati dalle bombe chimiche – vietate da cento anni dalla comunità internazionale, ma ancora in circolazione.

Scene forti, dunque, quelle mostrate da Saviano, ma necessarie. Perché l’opinione pubblica della comunità europea tace, passando sotto silenzio una tragedia che accade a pochissima distanza dall’indifferente società occidentale.

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