La prima cosa che colpisce i sensi è un profumo. Come ogni odore è difficile da descrivere, ma se dovessi utilizzare una parola per farlo, questa sarebbe “sole”. Sì, è un odore ‘caldo’, familiare e sconosciuto al tempo stesso, un ritorno alle origini. D’altronde, è della Grecia che stiamo parlando, quella nazione che in qualche modo si conosce anche senza averla vista con i propri occhi.

Ma ‘la culla della civiltà’ non ha niente di scontato: si conosce la Grecia degli eroi, dei pensatori, non il modo in cui i raggi solari, qui, sembrano acquistare consistenza nell’accarezzare la roccia nuda da cui tenaci sorgono cespugli ed arbusti. Non si immagina quanto possa essere veloce la radicale trasformazione del paesaggio al di là del finestrino: un attimo prima sei tra rocce e sabbia, subito dopo vieni accecato dal verde dei boschi, ammantato dalle quieti, fresche ombre, e poi si spiegano distese blu dall’orizzonte inafferrabile.

È bellezza quella che ti afferra lo sguardo, impedendoti di staccarlo, e non una bellezza ‘facile‘ che non può essere riprodotta su uno schermo: è aspra, inospitale a tratti, non ha niente di morbido ed accomodante; è una bellezza a cui non riesci a fare l’abitudine.

È solo un angolo della Grecia quello visitato durante il recente viaggio d’istruzione – organizzato dal Liceo Pitagora – B. Croce, dal 15 al 19 marzo, con un gruppo di studenti selezionati -, ma lascia intravedere l’essenza di questo paese.

Siamo in Tessaglia, le Meteore sono la prima delle tante meraviglie che cadono sotto il nostro sguardo.

Meteora – Tessaglia

Lì dove la natura ha già dipinto uno scenario unico, l’uomo ha contribuito a rendere ciò che era spettacolo un capolavoro. È un paesaggio a tratti lunare, con pinnacoli di roccia protesi verso l’alto. Arroccati su di essi, quasi a voler sfidare il cielo, sorgono saltuariamente monasteri ortodossi costruiti quasi a diventare un tutt’uno con le rupi. Monasteri che celano, nella loro conchiglia di nuda pietra, splendidi affreschi dai colori vivissimi.

Torre Bianca – Salonicco

Poi Salonicco – Thessaloniki -, la città che ci ha permesso un salto nella quotidianità della Grecia moderna, quella che non si legge sui libri, ma che va semplicemente vissuta. Il vento gentile soffia trasportando l’odore di salsedine del Mar Egeo, la Torre Bianca troneggia sul litorale, la Basilica di Santa Sofia cattura con i suoi interni d’oro, la Tomba di Galerio sorprende con i suoi mosaici bizantini. E il tumulto tipico di una metropoli, persone di ogni età che si affaccendano tra negozi e commissioni, locali dai fondi profondissimi che si aprono sulla strada, musica ad ogni angolo.

 

E via, la città di Verghina, con le tombe di Filippo II di Macedonia e di Alessandro IV – padre e giovane figlio del celebre Alessandro Magno -. Lì, nel Grande Tumulo, respirando nella penombra un’atmosfera sacrale, ci siamo ritrovati circondati da armi e vesti di colui che i libri di storia mitizzano alla pari di un eroe omerico e che invece si è rivelato un uomo mortale seppur nella sua fama immortale.

Isola di Ioannina, vista lago – Gioannina

Infine, l’isola di Ioannina nel lago di Pamvotis, una delle uniche due isole di lago abitate in tutta la Grecia. Ogni scorcio dell’isola sembra una tela dipinta con i suoi viottoli lastricati. Salici, pioppi e platani sorgono  in ogni dove, le abitazioni stesse sembrano costruite intorno ad essi, creando un’armonia senza contrasti tra natura e operato umano. La costa poi, si presenta diversa da ogni angolazione: la riva sabbiosa viene soppiantata dalla rocciosa, con imponenti massi che sorgono dall’acqua dolce.

Sì, profumo di sole,  di opposti che trovano il proprio equilibrio esaltandosi a vicenda, di antico che abbraccia il moderno: è di questo che sa la Grecia.

È una sorpresa, perché non si può dire di conoscerla davvero prima di averla vissuta.

Martina Lovisi, IV A Classico

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