Quest’anno cade il cinquantenario del Sessantotto, il movimento di protesta studentesca che attraversò tutta l’Italia e l’Europa. In verità tutto iniziò in alcune università degli Stati Uniti, dove gli studenti protestavano contro l’autoritarismo e la guerra nel Vietnam. Era il 1967. Il movimento di protesta si allargò poi nel nostro paese e in numerosi paesi europei l’anno successivo, il 1968. Le lotte studentesche furono dappertutto così intense che il termine “Sessantotto” è diventato addirittura un nome proprio per indicare quel momento storico. Fu una rivolta generazionale, una protesta sociale e politica. Gli studenti contestarono i fondamenti della cultura tutta rivolta al passato, l’autoritarismo dei professori, il conformismo della famiglia, il perbenismo borghese e il nascente consumismo. Animati da grandi speranze, volevano rompere limiti, infrangere regole, superare norme sociali. In Italia la protesta si accese quando l’allora ministro della pubblica istruzione, Luigi Gui, propose un disegno di legge con il quale si introduceva il dottorato di ricerca, che richiedeva altri due anni di studio e favoriva quindi chi si poteva permettere una più lunga permanenza all’Università. La protesta si espresse attraverso occupazioni degli atenei e affollatissime assemblee. Imponenti cortei inoltre percorsero le strade e le piazze di tutt’Italia, scontrandosi spesso con le forze dell’ordine. La contestazione studentesca non si esaurì in poche settimane, ma durò mesi ed ebbe conseguenze notevoli. Riuscì a modernizzare la società italiana, infrangendone numerosi tabù e la mentalità tradizionalista.

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