Durante la manifestazione del 13-01-2017, in aula magna, si è tenuto un dibattito sull’importanza della formazione classica e dello studio di latino e greco

 Il giorno 13-01-2017, dalle ore 18:00 alle 24:00, è stata indetta la Notte Nazionale del liceo classico, cui hanno aderito 388 licei di tutta Italia. Anche il Pitagora – B. Croce ha partecipato, con la collaborazione di tutti gli indirizzi. Il nostro liceo ha dedicato l’intera serata a un grande linguista italiano, Tullio De Mauro, nato nel 1932 a Torre Annunziata e morto all’età di 84 anni lo scorso 5 gennaio. Nell’immediato dopoguerra, De Mauro ha frequentato il liceo classico statale Giulio Cesare di Roma, dove si è diplomato e in seguito si è laureato, in linguistica generale. Diventato docente universitario, ha diretto il Dipartimento di scienze del linguaggio nella Facoltà di lettere e filosofia e successivamente il Dipartimento di studi dell’università La Sapienza di Roma. Durante la nostra manifestazione, in aula magna si è tenuta una Tavola rotonda e  alcuni alunni hanno posto delle domande alle personalità invitate, tre docenti universitari (proff. Maria Elefante, Francesco S. Marulo, Salvatore Prisco), un giornalista affermato (dott. Massimo Corcione), un notaio (dott. Gea Arcella), chiedendo cosa pensassero dello studio del latino e del greco e quanto la formazione classica fosse stata  per loro importante. Colpiti favorevolmente dalle domande, tutti hanno risposto che il liceo clasico  è stato fondamentale per la formazione e il successo professionale, aggiungendo però che il liceo torrese attuale è molto più divertente di quello di una volta. Infatti esso prevede un’ampia scelta di indirizzi, come il liceo musicale e quello sportivo. Riguardo allo studio del latino e del greco, ne hanno riconosciuto l’eredità nella capacità straordinaria di decodificare il linguaggio, che è una chiave del mondo fatta propria per sempre. Questo dibattito ha caratterizzato la Tavola rotonda, intitolata “L’utilità dell’inutile. Perché abbiamo bisogno della cultura umanistica”. La tavola rotonda affonda le sue radici nel ciclo arturiano. Infatti era il tavolo del castello di Camelot intorno a cui i cavalieri e re Artù sedevano per discutere questioni di cruciale importanza per il reame. Come cavalieri di oggi, anche noi abbiamo discusso questioni fondamentali per la nostra esistenza con chi poteva darci delle risposte e delle indicazioni sul nostro futuro.

Giuseppe Scognamiglio, I B scientifico

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