cyberbullismo

Il bullismo non è un semplice atto di violenza né tanto meno uno scherzo di cattivo gusto; si tratta di una situazione che si protrae nel tempo che coinvolge bambini o ragazzi, più comunemente a scuola, ma in generale nei contesti sociali riservati ai più giovani.

Esso si manifesta con atti di prepotenza, molestie, aggressioni intenzionali, fisiche ma anche psicologiche, per provocare un danno alla vittima, per affermare la propria “superiorità” o per puro divertimento.

Le vittime dei bulli sono in generale i soggetti più sensibili a determinati comportamenti, ragazzi che non riescono a reagire e a opporsi alle violenze, che spesso hanno paura di denunciare tali avvenimenti perché temono una vendetta. Così vengono isolati oppure restano in disparte per non farsi notare e non attirare l’attenzione.

Il bullismo si manifesta con uno squilibrio di potere tra chi compie l’azione (il bullo) e chi la subisce (la vittima), spesso per ragioni di età, di forza fisica, di genere e per la popolarità che il bullo ha nel gruppo dei suoi coetanei.

In questo rapporto ci sono soggetti “spettatori” passivi della situazione; ci sono però anche persone che intervengono comunque nella vicenda; sono i cosiddetti “attendenti”, individui che prendono le parti del bullo e sono coinvolti nella denigrazione della vittima.

Anche la tecnologia è spesso un’arma utilizzata dai bulli che manifestano la propria violenza, ovviamente psicologica, attraverso i social network e la rete internet in generale; in questo caso parliamo specificamente di cyberbullismo.

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