Centuria-01

Nell’ambito del progetto Oplontis riguardante l’alternanza scuola-lavoro, è stato ospite del Liceo Pitagora – B. Croce il prof. Gianluca Soricelli, docente dell’Università degli Studi del Molise e dell’Università di Napoli Federico II. La sua lezione si è incentrata sul rapporto tra la divisione dei territori romani, la centuriazione, nel nostro territorio, e la storia politica.

Nel primo secolo a.C. Roma era impegnata nella guerra sociale. Dopo l’uccisione di Druso da parte del senato, i municipia dell’Italia, fino ad allora alleati (socii) di Roma, le si rivoltarono contro chiedendo cittadinanza e diritti; dopo quattro anni la guerra si concluse con la concessione della cittadinanza ai municipia, per cui l’Italia peninsulare divenne ager Romanus.

Si poneva così il problema di un’urbanizzazione di questi territori, poiché l’esercizio dei diritti civici richiedeva specifiche strutture urbane come il foro o il luogo di riunione per il senato locale. Dopo pochi anni ci fu però un nuovo sanguinoso conflitto: la guerra civile tra la fazione degli ottimati, guidata da Lucio Cornelio Silla, e quella dei populares, seguaci del console Gaio Mario. Dopo due anni Silla ne uscì vincitore e dopo aver conquistato le città alleate di Mario, le aggregò a città sue alleate. Questo fu il caso del territorio della piana del Sarno, che era suddivisa tra Nuceria, Stabia e Pompei. Stabia si era schierata con gli insorti italici e dopo essere stata conquistata da Silla, perse lo status giuridico di città e il suo territorio venne assegnato a Nuceria che, invece, era rimasta fedele a Roma. Pompei, ugualmente conquistata, divenne una colonia di veterani sillani ai quali furono assegnati dei terreni. Successivamente, in età triumvirale, venne dedotta una colonia anche a Nuceria. L’arrivo di questi coloni dovette produrre forti tensioni, poiché ci fu un massiccio trasferimento di proprietà fondiaria.

I Nucerini, divenuti tra il 90 e l’89 a.C. cittadini romani dovettero essere censiti e dovette essere misurata la loro ricchezza, così la città dovette fornirsi di tutti gli strumenti che permettevano di misurare la ricchezza e di un catasto rurale. Si incominciò così a suddividere il territorio in centurie mediante il sistema con cui i romani organizzavano il territorio agricolo, basato sullo schema che adottavano nei castra e nella fondazione di nuove città. Il campo veniva diviso dall’agrimensore con una groma che tracciava due assi stradali perpendicolari tra loro: il primo in direzione est-ovest, chiamato “decumano massimo”, il secondo in direzione nord-sud, detto “cardine massimo”.

Questa divisione in centurie persiste ancora oggi in molte città della pianura emiliano-romagnola, le cui strade sono state costruite proprio sugli antichi decumani e sui cardini. Tuttavia l’orientamento degli assi coincideva con la conformazione del territorio dei luoghi, anche per assecondare la pendenza del terreno e favorire il deflusso dell’acqua lungo le canalizzazioni di bonifica.

La lezione del prof. Soricelli è stata molto interessante in quanto ci ha dato l’idea di come i Romani fossero estremamente esperti sul piano delle infrastrutture. Forse dovremmo prendere insegnamento da loro per evitare che nelle nostre strade si aprano continuamente buche in seguito a semplici piogge. Abbiamo anche appreso che un territorio non si legge solo sotto l’aspetto geografico: l’archeologia e la foto aerea ci mostrano i segni che la storia politica dall’antichità in poi può lasciare sul paesaggio e sull’insediamento umano.

 

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