imagesI beni confiscati alle mafie sono tutte quelle ricchezze mobili e immobili accumulate illegalmente dalle organizzazioni criminali, di cui un individuo condannato per mafia viene privato. Quindi i beni confiscati possono essere considerati i segni tangibili dell’azione dello stato contro le mafie. Durante il processo, poi si decide se applicare la confisca definitiva o la restituzione del beni al mafioso; si restituisce il bene confiscato preventivamente quando il giudice non emette l’ordinanza di convalida dopo i dieci giorni dal sequestro. Dal sequestro alla confisca definitiva possono passare dai cinque ai nove anni per via dei processi che molte volte si estendono in un periodo di tempo molto lungo. I beni confiscati alle mafie in Italia sono tredicimila e possono essere liberi o occupati. Ci sono tre tipi diversi di beni confiscati: i beni mobili che comprendono denaro in contante e assegni, liquidità e titoli; i beni immobili che comprendono appartamenti, ville e terreni edificabili o agricoli; i beni aziendali che costituiscono le fonti principali del denaro provenienti da affari illeciti.

In Italia ci sono due leggi importanti che agiscono per il contrasto patrimoniale. La prima è la legge detta “Rognoni-La Torre” approvata nel 1982 e riguarda le indagini per l’individuazione, il sequestro e la confisca delle ricchezze delle mafie. La seconda fu approvata nel 1996 e prevede la restituzione alla collettività dei beni confiscati alle mafie; questa legge è stata approvata su proposta dell’associazione Libera che nel 1995  riuscì a raccogliere un milione di firme. I beni confiscati diventano così possibilità per il territorio di sviluppo e di crescita civile. Rappresentano anche un danno per le mafie perché non solo si colpisce la ricchezza, ma anche l’autorità e l’immagine stessa dell’organizzazione.

In particolare, in Campania ci sono millenovecentodiciotto beni confiscati, ma il primo ad essere sequestrato fu un terreno agricolo a Chiaiano, ritirato al clan dei Simeoli. L’associazione che si occupa della cura del terreno, il Fondo Rustico Amato Lamberti, si chiama (R)esistenza Anticamorra e spesso accoglie cittadini e studenti; uno dei fondatori è Ciro Corona, un ragazzo del quartiere Scampia, cresciuto tra gli orrori della camorra. Questa associazione opera su quel territorio dal 2012, all’inizio senza l’appoggio di nessuno dato che don Angelo Simeoli, il boss del luogo, era considerato una ‘brava’ persona perché faceva favori alla popolazione. A peggiorare le cose c’erano le continue minacce dei Simeoli, sempre più gravi, ma Ciro e i suoi compagni, pur avendo paura, non si sono scoraggiati ed hanno continuato il loro progetto organizzando manifestazioni per far conoscere il loro lavoro su quel terreno agricolo. Di queste persone, che ho incontrato con la mia classe qualche giorno fa, mi ha colpito molto la determinazione e la forza di andare avanti nonostante tutte le difficoltà e le minacce ottenute.

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