DE ROSSI BARBARA“Non nasce teatro laddove la vita è piena, dove si è soddisfatti. Il teatro nasce dove ci sono delle ferite, dove ci sono dei vuoti… E’ lì che qualcuno ha bisogno di stare ad ascoltare qualcosa che qualcun altro ha da dire a lui” (Jacques Copeau).

Martedì 16 febbraio, presso il teatro Di Costanzo – Mattiello di Pompei, gli alunni del Liceo Statale Pitagora – B. Croce, hanno assistito ad uno spettacolo dal titolo “Donnamore”. Tutto  nasce dal progetto di Liberato Santarpino (scrittore-musicista per il teatro e per il cinema) e di Giovanna Iovine, con lo scopo di sensibilizzare i giovani alla cultura del rispetto. Madrina d’eccezione, Barbara De Rossi, attrice impegnata da anni nella lotta alla violenza di genere.

La storia, ambientata in una clinica psichiatrica femminile,”Clinica Donnamore”, vuole essere una voce per tutte quelle donne che hanno sopportato e taciuto: le donne vittime di violenza. Attrici, cantanti e ballerine hanno regalato a tutti i presenti in sala emozioni uniche. Attraverso musiche e parole, il coraggio di alcune donne della storia ha finalmente avuto la giusta e meritata riconoscenza. Tra queste: Hatshepsut (la prima donna Faraone del grande Egitto), Agape (la donna greca, usata solo per procreare e badare ai figli), Didone (regina di Cartagine, immolatasi sul rogo per il dolore dell’abbandono di Enea), la Madonna (e il suo dolore di madre per la morte di un figlio), Ipazia (la prima donna matematica della storia, uccisa dagli uomini per il suo sapere), Francesca da Rimini (uccisa per l’amore dimostrato), Giovanna D’Arco (guerriera per la sua terra e per il suo popolo), Anna Frank (la cui vita è stata spezzata dalle ideologie folli di un uomo), Madre Teresa di Calcutta (e il suo amore per i più deboli della terra).

Protagonista dello spettacolo, Lea: una donna  colta, elegante ma soprattutto benestante. Saranno proprio i suoi beni, infatti, a spingere il marito a rinchiuderla in una clinica psichiatrica, luogo non poco importante per la stessa donna. Sarà proprio lì, infatti, che rivivrà le emozioni dei personaggi storici sopra citati, insieme a due sorelle ballerine fuggite dal proprio paese d’origine (perché il ballo era vietato alle donne), insieme anche a una musicista e a una cantante (ricoverate lì per una forte depressione causata dall’altrettanto forte desiderio mai realizzato di partecipare ad una trasmissione televisiva).

Nonostante il delicato tema, non è mancata l’ironia. A rappresentarla, Suor Maria Addolorata e Suor Concetta che seppur un po’ sbadate e tra mille difficoltà, riescono a gestire la clinica e a dimostrare anche un certo affetto per le pazienti ricoverate.

“Donnamore” però, non è e non vuole essere uno spettacolo fine a se stesso; al contrario, cerca di rappresentare la volontà di andare oltre il preconcetto che scaturisce dalla paura della diversità. Infatti, la platea del teatro Di Costanzo – Mattiello non ha visto solo attrici recitare, ma donne che hanno voluto ricordare come le ferite di un amore che amore non ha mai dato, possano trasformarsi in coraggio, grande coraggio. Perché “essere donna è così affascinante. È un’avventura che richiede un tale coraggio, una sfida, che non finisce mai” (Oriana Fallaci).

 

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