http://www.ignroma.it/gi-ori-di-oplontis/
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L’Italia è la patria dell’arte, della cultura, della bellezza paesaggistica. All’estero siamo famosi per il Colosseo, per la laguna di Venezia, per il Vesuvio; ma queste sono solo alcune delle numerose perle che l’Italia ci offre. Non tutte sono famose come la Cappella Sistina, il Museo degli Uffizi la Pietà di Michelangelo. Molte sono perle nascoste, poco valorizzate e abbandonate all’incuria del tempo. Oggi tutti i turisti che vistano Napoli trascorrono almeno una giornata a visitare i resti archeologici di Pompei. Gli scavi effettuati per riportare alla luce l’antica città romana furono iniziati in età borbonica, per poi essere continuati dopo l’unità d’Italia da Giuseppe Fiorelli. Cosi nacque il mito di Pompei. Pochi turisti, però, si fermano a Torre Annunziata per visitare le antiche domus di Oplontis. In questo sito archeologico è stata portata alla luce la presunta villa di vacanza di Poppea, moglie dell’imperatore Nerone. La villa non è l’unica rinvenuta a Torre Annunziata: negli anni Settanta ne fu ritrovata una seconda, oggi non visitabile, attribuita a un certo Lucius Crassius Tertius, ricco mercante locale. In queste ville sono stati ritrovati molti oggetti interessanti di grande valore artistico e storico, purtroppo non ancora esposti al pubblico. Tra gli oggetti sono stati ritrovati inoltre, nella seconda villa, monili e monete d’oro, forse gli ori di famiglia e gli ultimi guadagni del ricco mercante. Questi oggi sono identificati come “gli ori di Oplontis”. Furono rinvenuti in una cassaforte, probabilmente anch’essa appartenuta allo stesso Crassius Tertius. Di tutto il patrimonio archeologico di Oplontis è attualmente visitabile solo la “Villa di Poppea”, che, purtroppo, versa essa stessa in uno stato di incuria per scarsa manutenzione ed è poco valorizzata. Inoltre, a tanti anni dai ritrovamenti, non è stato individuato ancora un edificio adatto ad ospitare un museo per esporre al pubblico questi splendidi reperti.

Negli ultimi mesi si è deciso di programmare finalmente una mostra per i tanti oggetti e sculture conservati nei depositi. In preparazione ad essa, la professoressa Elisa Esposito, esperta archeologa, ha tenuto una lezione il giorno 10 novembre 2015, nella biblioteca comunale di Torre Annunziata, sui tesori di Oplontis nascosti al grande pubblico. La professoressa ha illustrato mediante foto l’importanza di questi reperti che dal punto di vista artistico e storico sono anche superiori a quelli di Pompei o di altri siti. Il patrimonio scultorio oplontino, per esempio, è costituito da quaranta opere e rappresenta uno dei più importanti esempi di arte scultoria di epoca romana. Nelle ville sono stati ritrovati anche oggetti di vita quotidiana, come lucerne, vasellame, vasi in vetro, che ci riportano indietro di duemila anni, a una vita fatta di lusso e sfarzo come quella di chi risiedeva nella prima domus, ma anche ad una vita più semplice come quella di chi abitava la “villa B”. Questi reperti sono giunti fino a noi paradossalmente grazie alla forza distruttrice del Vesuvio che seppellì le due ville nel 79 d.C.

Oggi fa male sapere che le domus, sopravvissute alla terribile eruzione descritta da Plinio il Giovane, rischiano di cadere a pezzi e che i reperti, ritrovati in esse, possono rimanere dimenticati; perché in fondo, questi reperti sono il nostro passato, le nostre origini, rappresentano ancora i nostri modi di fare e di essere.

 

GIOVANNI MATRONE 1^C scientifico

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