Autonomia: questo è il principio alla base di Radio Città del Capo, in richiamo alla lotta contro il razzismo, sin dal 1987 radio indipendente del Bolognese, nata da una divisione da Radio Città. Fin dall’inizio la radio si è contraddistinta dalle altre per la sua apertura su ogni ambito dell’informazione. Vanta dei programmi di informazione molto approfonditi e originali e non trasmette soltanto musica commerciale ed emergente, ma anche indie, cioè di gruppi minori, oltre a generimeno diffusi come metal e jazz. Noi ragazzi abbiamo avuto l’occasione di visitarla, ampliando le nostre conoscenze nel settore radiofonico e non è mancata la visita alla sala di registrazione e alla redazione. La giornata si è aperta con una breve presentazione del redattore, seguita da un intervento della direttrice Giusi Marcante e Francesco Locane, responsabile della programmazione musicale. Siamo stati informati sulla storia di questa radio e sulla sua collaborazione con Popolare Network, gruppo di radio indipendenti e libere di tutta Italia. Siamo stati colpiti quando ci hanno detto che loro si interessano al problema della criminalità organizzata poiché esso è gravemente sottovalutato in Emilia.

Logo Radio Città del Capo
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Tornando alla radio, altra particolarità è l’uso degli “abbonamenti”, che gli ascoltatori più affezionati pagano per sostenere la radio, usati per limitare la quantità di pubblicità. La programmazione musicale prevede anche brani dal vivo di band che suonano nello studio di Radio Città del Capo, oltre ad artisti emergenti. Infatti, punto di discussione è stata la diffusione della musica prima e dopo l’avvento di internet. Senza Internet era necessario l’appoggio delle maggiori case discografiche per emergere, poiché le piccole case locali non avevano mezzi sufficienti. Anche oggi la situazione è simile, con le major che controllano la maggior parte del mercato, solo che è diminuito il giro d’affari totale, per cui se i profitti delle major sono diminuiti, quelli delle case discografiche minori sono crollati. Di conseguenza diminuiscono anche i fondi da investire sugli artisti emergenti, con conseguenze ovvie, poiché Internet consente a chiunque di pubblicare un video, ma non diminuiscono ad esempio i costi di gestione di radio e locali. Quindi, sono le piccole case a fare ricerca sulla musica, ma sono le major a decidere cosa passa in radio e quindi cosa ascolterà il pubblico. Radio Città del Capo “spezza” questa situazione, dialogando direttamente con le etichette minori e trasmettendo musica di emergenti e anche di generi musicali meno trasmessi, come l’elettronica, il rap e il metal, per evitare che ciò che sentono gli ascoltatori sia legato solo a logiche di mercato. In una società come la nostra dove l’individualità sta scomparendo Radio Città del Capo porta un’aria di originalità e cambiamento, proponendo modelli alternativi che di sicuro andrebbero considerati.

Salvatore Caiazzo, Francesco Di Nucci, Fabio Grandito

Crediti immagine http://www.radiocittadelcapo.it

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